La Mela bacata di Steve
Settimana scorsa è morto Steve Jobs. Lo sanno tutti: la notizia era in testa ad ogni quotidiano, ogni notiziario, ogni blog. E non ho potuto fare a meno di provare un certo fastidio nel vedere come la notizia sia stata riportata: farcita di plausi, elogi e lodi per il contributo di Steve e della Apple all’umanità. Ma soffermiamoci un momento a pensare a cosa la Apple (guidata da Steve Jobs) ha dato al mondo: prodotti belli, rifiniti, facili da usare, che tutti vogliono sfoggiare: il tecno-gadget come oggetto di moda. Da questo punto di vista, concordo sulle lodi sperticate alle capacità di marketing: riuscire a convincere milioni di persone a comprare un prodotto costoso, e a inseguirne le evoluzioni quando invecchia (nello stesso modo in cui invecchiano le mode: molto rapidamente) è da geni.
Ma i prodotti Apple non migliorano il mondo: sono accessibili solo a persone dotate di capacità economica medio-alta, creano un sistema chiuso fatto di connettori non standard, di parti di ricambio non sostituibili in autonomia, di un App Store su cui è possibile pubblicare solo applicazioni che rispettano delle regole non pubbliche dettate dalla moralità (economica) di Apple.
Le stesse persone che elogiano il fantastico mondo creato da Steve Jobs, sono quelle che si scagliano contro i metodi anti-competitivi di Microsoft, contro i protocolli chiusi e i formati proprietari. Ma una prigione, anche se ha i muri pitturati con paesaggi bellissimi, è pur sempre una prigione.
Per cui elogiamo pure Steve Jobs per il suo genio del marketing. Ma ricordiamoci anche di elogiare le persone che cercano veramente di cambiare il mondo in meglio con la tecnologia, cercando di liberare le informazioni, di renderle accessibili alle persone meno fortunate, di permettere ad ognuno di noi di esprimere la propria opinione liberamente.
Eh sì, per “il popolo bue” ci sono colossi commerciali (elitari) buoni come Apple e altri (meno sgamati nel maneggiare il marketing) cattivi, come Microsoft.